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Babylonia mon Amour


Titolo inglese: Babylonia mon Amour
Anno: 2017
Durata: 75'
Regista: Pierpaolo verdecchi
Direttore della fotografia: Pierpaolo verdecchi
Montatore: Toich Fabio
Producer: Bormann Ivan

Colore: B&W
Formato: HD
Lingua originale: wolof, spagnolo, italiano, franc
Sottotitolo: il problema non è la partenza ma il ritorno
Genere: Docu-Reality
Tema: Migrazione
Paese di produzione: Italia
Stato lavori: pronto
Data Uscita: 23-04-2017

Nome: Ivan
Cognome: Bormann
Società: OPS! Film di Fabio Toich
E-mail: v_adamski@yahoo.it

Sinossi:
Precari nel loro squat a Barcellona, ​​due gruppi di uomini senegalesi vagano in balia di una deriva esistenziale che sembra non finire mai. Disoccupati ma fieri, cercano disperatamente di sfruttare al meglio l'opportunità che gli è stata data. Di fronte alle difficoltà quotidiane, reagiscono insieme, mentre le notti instancabilmente si succedono assieme. Molestati dalla polizia che pattuglia le strade e da certi cittadini che credono che il generale Franco non avrebbe mai permesso questa indisciplina, cominciano a rendersi conto che il loro sogno europeo può essere solo un fuoco di paglia. Il regista P.V. cattura la rabbia, ma anche la tenerezza e la disperazione degli emarginati che non possiedono niente se non il tempo e la propria vita. Instancabili, si aggirano come una tribù perduta nel perseguimento di un battito segreto e ignorato. Il film è girato in un bianco e nero preciso, elegante, nel puro stile del cinema d'osservazione. Al tempo feroce di una canzone rap, unisce la malinconia di una ballata reggae. Giona A. Nazzaro


Note:
Che cos'è che intasa il nostro immaginario sull'Altro? Volevo vivere quello che vivevano loro, mi interessava filmare il loro stare assieme, le relazioni.
Una dimensione di vita collettiva che è l'altra faccia della ghettizzazione, una resistenza fatta di vitalità. Vedevo l’inevitabile scontro fra la ricerca di spiritualità e la perdizione urbana. In questo la città, Barcellona stessa con le sue ramblas affollate e le sue periferie alienanti, assume la funzione di paesaggio interiore, teatro di questo conflitto. Ho vissuto nel loro squat, una piccola fabbrica in mezzo a quello che è rimasto delle centinaia di fabbriche catalane che c’erano tempo fa. Da alcuni incontri sono nati rapporti, alcuni forti, saldati da una condivisione di parte. Mi parlavano di come non si riconoscevano nell'immagine che le televisioni e i giornali danno del “migrante”, un problema di rapporti di forza, in cui le immagini c’entrano eccome.


Festival:
Vision du Réel, sélection officielle.
Section: Regard neuf.