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La notte di totò

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La notte di totò


Titolo inglese: A night with totò
Anno: 2003
Durata: 30'
Regista: Guido Votano
Direttore della fotografia: Guido Votano
Montatore: giandomenico michilin
Società di produzione: Orisa Produzioni Srl


Formato: DIGITAL BETACAM
Lingua originale: italian
Genere: Investigation, Reportage & Current Affaires
Paese di produzione: Italia


Sinossi:
Toto’ è un irriducibile, ridottosi a rovistare nell’immondizia per vivere. Rapinava banche per finanziare il terrorismo, oggi ricicla cibo dai camion dei rifiuti. Nella notte maghrebina di Lione, per la prima volta, Toto’ racconta alla telecamera la sua incredibile storia. Toto’ è Salvatore Cirincione, alla soglia dei 50 anni, “esiliato in Francia perchè negli anni ’70 e ’80 avevo deciso che bisognava rivoltarsi contro lo Stato italiano”. Latitante per la giustizia italiana, controllato e fino ad oggi tollerato dalle autorità francesi ma in sostanza clandestino, per sbarcare il lunario Toto’ inizia a lavorare prima dell’alba. Racimola pesce, verdura ed altri alimenti dalle benne dei rifiuti dei mercati generali, li seleziona e li porta via col suo camioncino ‘quasi frigorifero’, per poi rivenderli a qualche ristoratore compiacente. Toto’ è stato un militante di Azione Rivoluzionaria, un manovale del brigatismo italiano, non un leader, certo non un ideologo. Oggi è rimasto solo, malato e sconfitto, eppure ancora legato al mito di un terrorismo eroico e romantico, al suo ricordo un po’ patetico del sogno di una rivoluzione di massa. E ha paura: ‘con Mitterrand non c’era problema, ora con Chirac e dopo l’arresto di Persichetti, mi sa che sono sulla lista nera’. Si definisce ‘irriducibile’, ma pensa anche che la lotta armata non abbia più senso. E’ uno che non si vuole pentire di niente, racconta la sua storia ma non tutta, fa capire di avere forse responsabilità maggiori di quanto la giustizia non sia riuscita a provare. Ma non vuole tradire altri “ci sono tanti compagni sfuggiti alle inchieste e che oggi si sono rifatti una vita”. Dei brigatisti di oggi, invece, dice che sono isolati dalle masse, che non sono piu’ i ‘nuovi partigiani’ che aveva conosciuto negli anni ‘70, e lui non li capisce. Arrestato la prima volta in Italia nell’80, processato per banda armata e assolto nell’84, Toto’ Cirincione ha ancora alcune rapine delle quali deve rispondere alla giustizia e nell’85 ripara in Francia, dove pero’ lo riarrestano per estradarlo. Ma Mitterrand non firma l’estradizione e Toto’ puo’ vivere a Parigi dove frequenta e poi abbandona la comunità degli ‘esuli’ politici italiani che fa capo a Toni Negri “non sopportavo le sue cazzate di salotto”. In Italia rientra da solo, all’inizio degli anni ’90 “sono tornato perchè volevo ricominciare...” Nel 92 è arrestato di nuovo a Milano. Ottiene i domiciliari per motivi di salute e ne approfitta per passare di nuovo la frontiera. Da alcuni anni è a Lione, al riparo dalle pendenze con la giustizia italiana. Dice che vorrebbe rivedere la sua Marsala, ma se rientrasse in Italia finirebbe di nuovo dentro. E oggi neanhe Lione gli sembra piu’ sicura. Il racconto della sua vita passata e del suo difficile presente lo abbiamo filmato tra le piazze deserte della Lione di notte, nel circolo dove prepara la pasta al sugo per un gruppo di amici comunisti anarchici, poeti, cantanti e attori che declamano i testi di Brel tra un pot di Cotes du Rhône e l’altro, per finire all’alba, col viaggio sul camioncino frigorifero verso il suo ‘posto di lavoro’, ai mercati generali, a rovistare tra merci piu’ o meno avariate per riciclarle e tirar su qualche decina di euro. Toto’ racconta in diretta il suo strano lavoro con lo stesso disincanto col quale parla di terrorismo, mentre barcolla imprecando tra le immondizie alla ricerca di qualche pesce non ancora marcio, adocchiando cassette di insalata scadute ma da poco, facendosi strada in un mondo assonnato di dropouts maghrebini e italiani. Qui tutti lo conoscono e sanno del suo passato. Qualcuno gli dice che ha buttato via la sua vita, qualcun’altro gli offre il caffé. All’alba Toto’ si accende l’ennesima sigaretta, seduto alla buvette dei mercati generali. Ci aveva mostrato orgoglioso il tatuaggio sul braccio col simbolo delle Brigate Rosse, e un documento con la sua foto da giovane ribelle. Ma adesso e’ stanco, ha gli occhi gonfi, racconta di sua figlia che non vede da quindici anni. Lei non vuole parlargli, si vergogna di portare il suo nome e vuole persino fare la poliziotta. Ora Toto’ si sforza di non piangere.