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Positive life

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Positive life


Titolo inglese: Positive life
Anno: 2012
Durata: 24'
Regista: Andrea Solieri & Cristiano Regina
Direttore della fotografia: Andrea Solieri & Cristiano Regina
Montatore: Andrea Solieri & Cristiano Regina

Colore: Color
Formato: MINI DV
Ratio: 16:9
Lingua originale: inglese, chichewa
Sottotitolo: italiano, inglese
Genere: Ethnography & Human Interest
Tema: Culture locali - Diritti umani - Salute e Benessere
Paese di produzione: Malawi
Stato lavori: pronto
Data Uscita: 13-06-2013

Nome: Andrea
Cognome: Solieri
Società: VOICE OFF
E-mail: sogo@libero.it

Sinossi:
Uno spaccatore di pietra accompagna con il suo ritmico operare il risveglio del lago Malawi, e l’inizio di un viaggio alla ricerca di storie esemplari sui gruppi di supporto di persone sieropositive. La prima è quella di Herbert, fisico nervoso ed energico, sieropositivo, lui e le sue due mogli, che a testa alta affronta la quotidianità tra conigli e maiali, fonte del suo sostentamento, e tra uomini e donne, come lui affetti da Hiv, impegnati in una solidale forma di auto-mutua assistenza. C’è poi Beatrice, donna altera e generosa, moglie abbandonata e imprenditrice anomala, produttrice di latte di soia in una comunità che del latte di soia non ne vuole sapere. La sua è un’impresa ardua, tra macchinari, affitti da pagare e una vita da tirare avanti. Infine c’è Atanazio, padre. Da solo provvede alla crescita dei due figli, conducendo un’esistenza semplice e parca, fatta di campi e nsima. La sua condizione di sieropositivo non gli impedisce di dedicare anima e cuore al sogno di offrire ai suoi bambini una vita migliore. Storie vere, speciali, di vite positive.


Note:
La scelta di Kinglsey (operatore dell’organizzazione Reach Trust partner del progetto Cobasys) come filo conduttore del film, inizialmente quasi obbligata data la vastità delle possibilità narrative e la conseguente necessità di ricondurre il tutto a un unicum coerente, si è rivelata ben presto preziosa e giustificata da ragioni che trascendono la questione drammaturgica e chiamano in causa la realtà documentaria: Kinglsey è colui che ha scelto le persone, che è realmente rimasto colpito dalle loro storie, che si è fatto carico di raccontarle nel documentario. Con lui si è subito creato un rapporto di complicità e amicizia, che ha consentito di condividere le idee e le proposte, fino alla registrazione finale della “lettera” virtuale che indirizza a noi come registi.